F.A.Q.

  1. I casi di sterilità sono in aumento?
    Sì, le cause sono il peggioramento della qualità del liquido seminale (dovuto a inquinamento e fattori ambientali), l’aumento della sterilità meccanica nelle donne (a causa di aborti e dell’applicazione di dispositivi intrauterini), le malattie a trasmissione sessuale e il l’innalzamento della media di età di concepimento per le donne.

  2. Quando, una coppia, è definita “infertile”?
    L’Organizzazione Mondiale della Sanità indica come “non fertile” una coppia che, dopo un anno consecutivo di rapporti regolari e non protetti, non riesca a raggiungere una gravidanza.

  3. Cosa succede dopo questo anno?
    In seguito, bisogna ricercare le cause e individuare il trattamento migliore per la situazione specifica. Si può procedere con l’inseminazione intrauterina, le cui percentuali di successo vanno dal 12 al 20% per ogni tentativo. Dopo il terzo effettuato senza successo, si procede con la fecondazione in vitro, con probabilità di successo del 25-28% nel periodo ovulatorio.

  4. Quali sono le tipologie di fecondazione in vitro?
    Fivet: gli spermatozoi entrano da soli nell’ovulo.
    Icsi: gli spermatozoi vengono microiniettati nell’uovo.

  5. E nel caso in cui la coppia fosse sterile?
    Si può procedere con la donazione dei gameti o con un’embriodonazione.

  6. Dopo quanti giorni si sa se la fecondazione ha avuto successo?
    Con un’analisi del sangue, a partire dal tredicesimo giorno dal trasferimento del’embrione.

  7. Quand’è il momento di rinunciare?
    Non esiste un momento esatto e prestabilito. I medici devono assistere la coppia in ogni fase e aiutarla a capire quando non è il caso di fare ulteriori tentativi. Si tratta di un momento difficile e traumatico, per questo è necessario un supporto costante e professionale.

 

Share by: